Nel Lazio l’incidenza più alta d’Italia, con 26 infortuni in itinere ogni 100 denunce nel 2024
Lo scorso 18 settembre, a Roma, presso l’Auditorium della Direzione centrale organizzazione digitale Inail, si è svolto il primo grande appuntamento del modello di Mobility management Inail. È il contesto in cui un mobility manager chiamato ad aggiornare il PSCL della propria unità locale con più di 100 dipendenti si trova davanti al numero che impone una verifica: nel 2024 il Lazio presenta l’incidenza più elevata di infortuni in itinere, con 26 casi ogni 100. Secondo i dati Inail, dal 2022 al 2024 gli infortuni nel tragitto casa-lavoro sono passati da 95.463 a 103.831, una crescita dell’8,8%, e per il 2025 i dati provvisori indicano un ulteriore incremento del 3,2%.
Il dato che obbliga alla conformità
La soglia normativa non è nuova: l’articolo 229, comma 4, del Decreto-legge n. 34 del 19 maggio 2020, convertito con modificazioni dalla Legge n. 77 del 17 luglio 2020, prevede che imprese e pubbliche amministrazioni con singole unità locali con più di 100 dipendenti, ubicate in un capoluogo di Regione, in una Città metropolitana, in un capoluogo di Provincia o in un Comune con popolazione superiore a 50.000 abitanti, adottino il PSCL del proprio personale e nominino un mobility manager. Un capoluogo di Regione come Roma rientra pienamente in questo perimetro. Il dato regionale del Lazio, quindi, non è un riferimento esterno: è la base di confronto per chi firma il piano.
A rendere il confronto ancora più diretto è la lettura fornita dal direttore generale dell’Inail Marcello Fiori durante l’evento: più di un terzo delle denunce di infortuni riguarda quelli in itinere, cioè il percorso casa-lavoro/lavoro-casa, e riguarda chi svolge lavoro su strada. Per un’unità locale romana con più di 100 addetti, tradurre questo numero nel PSCL significa misurare il rischio reale della componente più esposta degli spostamenti quotidiani e intervenire sul modo in cui si raggiunge il luogo di lavoro. La conformità, in questa lettura, non è la compilazione di una pratica: è la gestione del rischio documentata con i dati Inail, aggiornabile nel tempo e verificabile rispetto all’andamento regionale.
L’accordo Aci-Inail e il progetto P.E.R.C.O.R.SO
Di fronte a una curva che sale, la risposta non può essere un semplice monito. Il Presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo, e il Commissario Straordinario dell’Automobile Club d’Italia, Tullio Del Sette, hanno sottoscritto un accordo di collaborazione di durata triennale per la promozione della sicurezza e dell’educazione stradale. L’appuntamento romano rientra nelle azioni comuni definite dal documento programmatico 2026-2027, redatto dal Comitato di coordinamento previsto dal protocollo di intesa Aci-Inail. Il valore aggiunto è proprio questo: un coordinamento nazionale che dà ai mobility manager un quadro di riferimento operativo, invece di lasciare ciascun datore di lavoro solo davanti all’obbligo.
L’ultimo cantiere tematico dell’evento è stato dedicato al progetto P.E.R.C.O.R.SO — Progetto per l’Evoluzione e la Revisione del Contesto Organizzativo e Regolamentare della mobilità Sostenibile — finalizzato a rafforzare il ruolo del mobility management. Hanno partecipato, tra gli altri, Ispra, Ordine degli Ingegneri di Roma, Mase, Anci e Mef. Va tenuta distinta la linea degli obblighi da quella delle buone prassi: il PSCL è un obbligo già vigente per le unità locali sopra soglia; il protocollo Aci-Inail e il progetto P.E.R.C.O.R.SO sono infrastrutture collaborative, volontarie ma operative, che traducono l’obbligo in azioni verificabili e in una rete di soggetti con competenze complementari.
Il confronto europeo chiarisce perché questo coordinamento conta. A livello UE, l’assenza di una definizione comune di collisione stradale sul lavoro, unita alla frammentazione della raccolta dei dati, nasconde la reale entità del fenomeno. Disporre di una fonte nazionale aggiornata come i dati Inail e di un protocollo condiviso Aci-Inail significa lavorare su numeri confrontabili: condizione minima per misurare l’efficacia di qualunque piano degli spostamenti casa-lavoro.
Tre azioni concrete per chi firma il PSCL
Dal quadro emergono tre mosse operative per chi ha la responsabilità di firmare il PSCL. La prima: aggiornare il piano con i dati Inail più recenti, verificando l’incidenza della propria unità locale rispetto al dato regionale del Lazio — 26 infortuni in itinere ogni 100 nel 2024 — e monitorando il dato provvisorio 2025 (+3,2%) prima che l’incremento diventi strutturale. La seconda: collegare il PSCL alle azioni comuni del documento programmatico 2026-2027 e al progetto P.E.R.C.O.R.SO, per rafforzare la funzione del mobility management all’interno dell’organizzazione. La terza: utilizzare l’accordo triennale Aci-Inail e la rete di soggetti presenti al cantiere — dall’Ordine degli Ingegneri di Roma ad Anci — per formazione su sicurezza ed educazione stradale e per la progettazione degli spostamenti casa-lavoro.
Chi aggiorna il PSCL oggi, usando i dati Inail e il protocollo Aci-Inail, non subisce un obbligo: guadagna un vantaggio misurabile in termini di sicurezza, assenze e reputazione.