La FMP West Midlands Limited condannata per non aver protetto gli ingranaggi della lucidatrice
Un operaio di 35 anni carica un tubo in una macchina lucidatrice. I rulli sono difettosi, i meccanismi non protetti. Mentre cerca di raddrizzare il pezzo, la mano sinistra viene trascinata negli ingranaggi. Il dito anulare viene tranciato fino alla prima nocca. Otto interventi chirurgici e la prospettiva di ulteriori operazioni. Non è l’inizio di un romanzo nero, ma la cronaca di un incidente evitabile che si è conclusa lo scorso 5 dicembre 2025 davanti alla Birmingham Magistrates’ Court: la FMP West Midlands Limited è stata condannata a pagare una multa di 24.000 sterline, una sovrattassa per la vittima di 2.000 sterline e costi legali per 4.073,10 sterline. Il fatto risale all’8 luglio 2024, ma la lezione per progettisti, datori di lavoro e manutentori è di stretta attualità.
Il fatto: un dito amputato e una sentenza
Nathan Watkins lavorava per FMP West Midlands Limited a Oldbury, West Midlands. La macchina su cui operava era una lucidatrice per tubi: i rulli difettosi lo costringevano a sporgersi per raddrizzare manualmente i pezzi. Nel farlo, la mano sinistra è finita tra gli ingranaggi e le catene rotanti, privi di qualsiasi protezione. L’Health and Safety Executive (HSE), l’autorità britannica per la sicurezza sul lavoro creata nel 1975 e che ha assorbito la Factory Inspectorate e la Railway Inspectorate, ha accertato che l’azienda non aveva impedito l’accesso alle parti pericolose del macchinario. In particolare, i cogs (ingranaggi a denti) e le catenee dei rulli erano esposti. La sentenza ha riconosciuto la violazione del regolamento 11(1) del Provision and Use of Work Equipment Regulations 1998 (PUWER 98), la norma britannica che impone al datore di lavoro di adottare misure per prevenire l’accesso a parti pericolose in movimento.
Il danno fisico è stato grave: amputazione dell’anulare sinistro fino alla prima nocca, otto interventi chirurgici già sostenuti e la necessità di ulteriori operazioni. Il costo umano è enorme, ma la sanzione economica – 30.073,10 sterline complessive – è relativamente contenuta rispetto ai danni potenziali di una causa civile o di un aumento del premio assicurativo. La scelta di patteggiare (l’azienda si è dichiarata colpevole) ha probabilmente ridotto l’importo, ma non cambia la sostanza: la mancata protezione dei macchinari non è solo una violazione normativa, ma una condotta che costa caro in termini umani e finanziari.
Il contesto: il regolamento che nessuno ha rispettato
La risposta al perché l’azienda sia stata ritenuta responsabile sta nel Provision and Use of Work Equipment Regulations 1998, recepimento britannico della direttiva macchine e delle norme armonizzate in materia di protezione meccanica. Il regolamento 11(1) è chiaro: “Every employer shall ensure that measures are taken […] to prevent access to any dangerous part of machinery”. Tradotto in italiano operativo: il datore di lavoro deve installare ripari fissi, interbloccati o sensori di sicurezza che impediscano al corpo umano di entrare in contatto con organi in movimento. Nel caso FMP, gli ingranaggi e le catene non erano schermati, e i rulli difettosi inducevano l’operatore a assumere una postura pericolosa – un classico esempio di faulty design of work equipment che la norma intende prevenire.
La sentenza della Birmingham Magistrates’ Court si inserisce in un quadro più ampio: secondo l’HSE, troppi lavoratori continuano a essere feriti da macchinari perché i datori di lavoro non adottano le misure necessarie per proteggerli. Non si tratta di un caso isolato: è una tendenza che riguarda tutti i Paesi con una legislazione simile, compresa l’Italia con il Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/08) e le norme tecniche UNI EN ISO 12100 e UNI EN 953. Il messaggio è che la conformità normativa non è un adempimento burocratico, ma un investimento nella prevenzione.
Le lezioni: tre attori, un’unica responsabilità
Vediamo cosa si sarebbe dovuto fare, e cosa non fare, in questo caso. La vicenda insegna tre lezioni operative, una per ciascun attore della filiera della sicurezza.
Costruttore del macchinario. La lucidatrice avrebbe dovuto essere progettata con ripari fissi sugli ingranaggi e dispositivi di interblocco sulle zone di carico. Se i rulli erano difettosi, andava rivista la progettazione meccanica per evitare che l’operatore dovesse intervenire manualmente. In sede di valutazione dei rischi (risk assessment, obbligatoria già in fase di progettazione ai sensi della Direttiva Macchine 2006/42/CE), il costruttore deve considerare anche gli usi scorretti ragionevolmente prevedibili. L’obbligo concreto: redigere il fascicolo tecnico che giustifichi le scelte di protezione, e marcare CE solo dopo aver eliminato o ridotto i rischi.
Datore di lavoro (utilizzatore). L’azienda FMP, una volta acquistata la macchina, aveva l’obbligo di verificare che le protezioni fossero presenti e funzionanti. I rulli difettosi avrebbero dovuto essere riparati prima della messa in servizio. Inoltre, il datore di lavoro deve formare gli operatori sui rischi specifici e istruirli a non bypassare i sistemi di sicurezza. Qui la condotta è stata omissiva: non solo non sono state aggiunte protezioni, ma i difetti meccanici hanno creato una posizione di garanzia (cioè l’obbligo di intervenire) che il datore non ha onorato. Il nesso causale tra la violazione e l’infortunio è evidente.
Manutentore e addetto alla sicurezza. Se i rulli erano difettosi da tempo, chi si occupava della manutenzione avrebbe dovuto segnalarlo e bloccare l’uso della macchina fino alla riparazione. In azienda, il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) o il manutentore qualificato devono eseguire controlli periodici sulle protezioni meccaniche e sui sistemi di sicurezza. In Italia, il libretto di manutenzione della macchina deve riportare gli interventi e le anomalie. La lezione concreta: non attendere il guasto per intervenire, ma adottare un programma di manutenzione preventiva che includa la verifica dell’integrità delle protezioni.
Il costo di adeguamento non è irrilevante: installare un riparo fisso in lamiera può costare poche centinaia di euro, ma se la macchina è vecchia e priva di predisposizioni, l’intervento può richiedere modifiche strutturali più onerose. Tuttavia, il confronto con 30.000 sterline di multa, costi legali e l’impatto sulla produttività (l’infortunio ha bloccato la linea) rende la spesa per la prevenzione un affare. Proteggere i macchinari è un investimento, non un costo. Non aspettare che sia un dito a ricordartelo.
Fonte: press.hse.gov.uk