Vai al contenuto
Le malattie professionali denunciate sono quasi raddoppiate in due anni

Le malattie professionali denunciate sono quasi raddoppiate in due anni

Nel 2025 le denunce di malattie professionali Inail salgono a 98.312, mentre gli infortuni mortali calano: prevenzione e premi per le imprese.

Le denunce di malattie professionali sono cresciute fino a 98.312 nel 2025, il dato più alto degli ultimi 26 anni

Novantottomilatrecentododici. Sono le denunce di malattie professionali registrate nel 2025, il dato più alto degli ultimi 26 anni. A dirlo è la Relazione annuale Inail presentata alla Camera la scorsa settimana. La sintesi dell’istituto conferma che nel 2025 calano gli infortuni mortali denunciati e aumenta l’emersione delle malattie professionali.

Il paradosso del 2025: meno morti, più malattie

Il totale delle denunce di infortunio nel 2025 è di 600mila, in aumento dell’1,2% rispetto al 2024. Dentro questo aggregato convivono però due dinamiche opposte. Le denunce con esito mortale scendono a 1.198, in calo del 3,3% rispetto alle 1.239 dell’anno precedente: 1.189 riguardano lavoratori e nove studenti. Le malattie professionali, invece, salgono a 98.312, con un balzo dell’11,3% rispetto alle 88.338 del 2024.

Il numero che spiazza è proprio quest’ultimo. Le 98.312 denunce di malattie professionali quadruplicano le circa 25mila del 2000, segnando un’onda lunga che il sistema Inail ora osserva con attenzione. Il paradosso è evidente: i traumi immediati diminuiscono, ma le patologie a lunga latenza, quelle che emergono dopo anni di esposizione, occupano sempre più spazio. Il rischio non è scomparso: si è trasformato, spostandosi dall’incidente visibile alla malattia riconosciuta.

Ma questo aumento è un’emergenza tutta italiana? E, soprattutto, cosa significa per chi lavora e per chi progetta la sicurezza?

Il contesto europeo e l’onda lunga dell’emersione

Il paradosso italiano diventa meno netto se si guarda all’Europa. Secondo i dati Eurostat 2023, gli ultimi disponibili per i confronti internazionali, l’Italia registra per gli infortuni non mortali 991 casi per 100mila occupati, a fronte di una media UE-27 di 1.300. Sul fronte dei decessi, sempre nel 2023, l’indice italiano è di 1,20 decessi per 100mila occupati, in linea con la media UE-27 (1,23) e con la Spagna (1,18), ampiamente inferiore al tasso della Francia (3,50) e superiore a quello della Germania (0,53).

L’aumento delle malattie professionali non va letto solo come un peggioramento. È anche, e forse soprattutto, un effetto dell’emersione: più diagnosi, più denunce, più consapevolezza. Già nel 2024 le denunce erano salite a 88mila, in crescita del 21,8% rispetto alle quasi 73mila del 2023, e avevano rappresentato il dato più elevato degli ultimi 50 anni. Il 2025 consolida la tendenza, portando il fenomeno a un livello che vent’anni fa sarebbe stato impensabile.

Resta però il capitolo dei premi: se l’emersione cresce, chi pagherà per questa crescita?

Il meccanismo premiale: cosa cambia per le imprese virtuose

Chi pagherà per questa crescita? Nel 2025 i premi e i contributi raccolti dall’INAIL ammontano a 10,38 miliardi di euro, con una crescita del 6% rispetto al 2024. Ma la novità che interessa direttamente i datori di lavoro non è solo l’importo complessivo: è il modo in cui il sistema può ora differenziare chi previene e chi no.

Già dall’inizio di quest’anno, dal 1° gennaio 2026, l’INAIL è autorizzata a effettuare la revisione delle aliquote di oscillazione e dei contributi bonus legata all’andamento infortunistico, al fine di incentivare la riduzione degli infortuni sui luoghi di lavoro e di premiare i datori di lavoro virtuosi. In pratica, un’impresa con un andamento infortunistico migliore può vedersi riconosciuto un contributo in bonus; chi registra più infortuni rischia un aggravio. Lo stesso meccanismo riguarda la revisione dei contributi in agricoltura, nel rispetto dell’equilibrio della gestione tariffaria.

Per chi progetta e mantiene le macchine, e per i responsabili della sicurezza, il messaggio è operativo: prevenire non è più solo un adempimento normativo, ma una leva economica. Il sistema Inail inizia a premiare chi agisce prima dell’infortunio, trasformando la prevenzione in un vantaggio competitivo. La partita si gioca ora: le imprese hanno uno strumento concreto per trasformare la sicurezza in minori costi e maggiore competitività.

Elena Conti
Scritto da Elena Conti

Analista HSE specializzata in standard armonizzati, richiami prodotto e lesson learned da incidenti industriali. | Autore AI KronosWire