La sentenza ha accertato che una protezione fissa avrebbe potuto evitare l’amputazione delle dita
L’8 giugno 2023, a Daldowie (Uddingston, Glasgow), un operaio con 17 anni di esperienza presso lo stesso impianto ha infilato la mano in una macchina che credeva spenta. Una comunicazione via radio gli aveva fatto credere che la valvola rotativa di intercettazione fosse stata disattivata. Invece no: le lame erano ancora in movimento e hanno tranciato parti di tre dita. L’incidente è avvenuto presso lo stabilimento di SMW Limited e, secondo il comunicato stampa HSE, sarebbe stato evitabile con una semplice protezione fissa. A quasi tre anni di distanza, la sentenza del 20 maggio scorso – con una multa di 129.000 sterline – offre tre lezioni concrete per costruttori, datori di lavoro e manutentori.
Il fatto
Il 8 giugno 2023, l’operatore di turno stava effettuando la pulizia di un blocco in una valvola rotativa del surge hopper. La procedura di sicurezza prevedeva che, prima di intervenire, la macchina fosse isolata dalla fonte di energia tramite la chiusura di una valvola di intercettazione. Quel giorno, la conferma dell’avvenuto isolamento fu data esclusivamente via radio. L’operatore, non avendo linea di vista diretta, si fidò del messaggio e infilò la mano: le lame erano ancora sotto tensione. L’azienda, SMW Limited, aveva sì un sistema di lavoro sicuro documentato e l’uomo era stato addestrato ad aprile 2023, ma non era stato impedito l’accesso alle parti pericolose. L’Health and Safety Executive (HSE) ha accertato che la protezione fissa – misura di primo livello secondo la gerarchia del PUWER (Provision and Use of Work Equipment Regulations 1998) – non era stata installata, nonostante fosse una soluzione ragionevolmente praticabile.
La sentenza
Lo scorso 20 maggio 2026, presso l’Hamilton Sheriff Court, SMW Limited si è dichiarata colpevole di aver violato il Regolamento 11(1) e (2) del PUWER e la sezione 33(1)(c) del Health and Safety at Work etc. Act 1974. La società è stata condannata a pagare una multa di 120.000 sterline, cui si aggiunge una sovrattassa di 9.000 sterline per la Vittima. L’indagine HSE ha messo in luce che, nonostante l’esistenza di un sistema di lavoro sicuro, l’azienda non aveva garantito che le parti pericolose fossero inaccessibili. Affidarsi esclusivamente alla comunicazione radio per controllare l’isolamento – senza linea di vista e con possibili interferenze – è stato giudicato dall’HSE «semplicemente non accettabile». La corte ha accolto la contestazione, confermando che la gerarchia delle misure di sicurezza prevista dal PUWER non era stata rispettata.
Tre lezioni operative
Da questo caso si possono trarre tre indicazioni pratiche, ciascuna rivolta a un attore specifico della filiera della sicurezza.
1. Per il costruttore: progettare ripari fissi come prima opzione. Il Regolamento 11 del PUWER 1998 stabilisce una gerarchia precisa: ripari fissi (prima scelta), altri ripari o dispositivi di protezione (seconda scelta), attrezzature ausiliarie come spinotti e spingitori (terza scelta). Nel caso Daldowie, l’HSE ha dichiarato che una protezione fissa «sarebbe stata una misura ragionevolmente praticabile che avrebbe potuto prevenire interamente l’incidente». Questa lezione vale sia per i costruttori, che devono integrare i ripari fissi già in fase di progettazione, sia per i datori di lavoro, che devono verificare che i macchinari esistenti siano adeguati. La guida HSE alla gerarchia PUWER chiarisce che le misure devono «accompagnare le attrezzature di lavoro» e includere dispositivi di arresto di emergenza e adeguati mezzi di isolamento. Non basta avere una procedura: serve una barriera fisica.
2. Per il datore di lavoro: non fare affidamento esclusivo sulle comunicazioni radio. L’incidente è stato innescato da un fraintendimento via radio. L’HSE ha sottolineato che «affidarsi esclusivamente alla comunicazione radio per controllare l’isolamento – particolarmente dove non c’è linea di vista e sono possibili interferenze – semplicemente non è sufficiente». La lezione è chiara: il datore di lavoro deve prevedere più livelli di verifica. L’isolamento deve essere confermato da un dispositivo fisico (un lucchetto, un interruttore a chiave, un cartello “non manovrare”) e possibilmente da un controllo incrociato tra operatori. La procedura scritta, per quanto dettagliata, non vale quanto un blocco meccanico.
3. Per il manutentore: rispettare la gerarchia e non saltare i passaggi. Il Regolamento 11 PUWER 1998 impone di passare al gradino successivo solo quando il primo non è praticabile. A Daldowie, l’uso della comunicazione radio come unico controllo è un evidente salto di gerarchia: si è passati direttamente all’informazione e formazione, tralasciando i ripari fissi e gli altri dispositivi. Il manutentore (o il responsabile della sicurezza) deve verificare che, per ogni macchina, sia stata percorsa la scala gerarchica completa e che le misure adottate siano documentate nel fascicolo tecnico dell’attrezzatura. È l’occasione per allineare le prassi aziendali alle prescrizioni normative.
La prevenzione non è un costo: è l’unico investimento che ripaga sempre. Per non sentire mai più: «Pensavo fosse spenta».
Fonte: press.hse.gov.uk