Vai al contenuto
Un carico da 231 kg non fissato, una multa da 4 milioni di sterline: la lezione dei sollevamenti "di routine"
Sentenze macchinari 3 giorni fa

Un carico da 231 kg non fissato, una multa da 4 milioni di sterline: la lezione dei sollevamenti “di routine”

Un carico non fissato da 231 kg ferisce un dipendente CEF: multa da 4 milioni di sterline per violazione delle norme di sicurezza.

Incidente 2024, sentenza dopo due anni: per l’HSE mancavano valutazione rischi e piano di sollevamento

Da una parte 231 chilogrammi, il peso di un carico non fissato alle forche di un carrello elevatore. Dall’altra 4 milioni di sterline, la sanzione inflitta giovedì scorso, 16 ottobre, dalla Birmingham Magistrates Court a City Electrical Factors Limited (CEF). Come riporta il comunicato dell’Health and Safety Executive, il grossista e produttore di materiale elettrico con base a Telford è stato condannato dopo che un dipendente ha riportato lesioni permanenti, schiacciato durante un’operazione di carico con un carrello elevatore. Non è un’ultim’ora: la sentenza è di qualche giorno fa e l’incidente risale a due anni prima. Proprio per questo il caso funziona come materiale di studio per chiunque gestisca magazzini, piazzali e linee di carico.

Telford, 4 ottobre 2024: un carico da 231 kg e nessun fissaggio

I fatti sono pochi e precisi. Il 4 ottobre 2024 un uomo di 40 anni di Telford, padre di un figlio, stava lavorando per City Electrical Factors Limited presso la Proteus Switchgear Industrial Division dell’azienda. Durante le operazioni di carico, un carico da 231 kg che non era fissato al carrello elevatore gli è caduto addosso. Le lesioni che ne sono derivate gli hanno cambiato la vita in modo permanente.

Sul piano giudiziario, CEF si è dichiarata colpevole di aver violato la Section 2(1) dell’Health and Safety at Work etc. Act 1974, la disposizione che impone al datore di lavoro di garantire, per quanto ragionevolmente praticabile, la salute e la sicurezza dei propri dipendenti. Oltre alla multa da 4 milioni, il tribunale ha ordinato il pagamento di 6.304 sterline di spese. Tra l’incidente e la condanna sono passati esattamente due anni. Resta però una domanda più utile della cronaca: il carico non era fissato, d’accordo, ma dove si è spezzata davvero la catena della sicurezza?

Il difetto non era nel carrello: era nel piano che mancava

Per rispondere bisogna spostare lo sguardo dalla scena dell’incidente ai documenti che avrebbero dovuto esistere prima. Secondo l’Health and Safety Executive (HSE), l’indagine ha accertato che l’azienda non aveva garantito che l’operazione di sollevamento fosse pianificata da una persona competente, adeguatamente supervisionata e svolta in modo sicuro. E c’è un dettaglio che pesa più degli altri: secondo l’HSE, CEF non aveva né una valutazione dei rischi né un piano di sollevamento per quella che era un’attività regolare.

Ecco il paradosso. Non stiamo parlando di un sollevamento eccezionale, di un macchinario fuori sagoma o di una manovra improvvisata. Stiamo parlando di un’operazione che si ripeteva. Ed è proprio la ripetizione a renderla pericolosa: quello che si fa ogni settimana smette di sembrare un rischio, diventa “il modo in cui si fa”, e nessuno sente più il bisogno di scriverlo, verificarlo, assegnarlo a qualcuno che ne risponda. Le operazioni straordinarie, paradossalmente, sono spesso meglio pianificate di quelle abituali, perché tutti si accorgono che sono diverse.

Il principio, del resto, è scritto nero su bianco. Nelle indicazioni dell’HSE sul trasporto nei luoghi di lavoro si legge che la valutazione dei rischi deve considerare tutte le attività di trasporto, comprese le operazioni di carico e scarico. “Tutte” vuol dire anche quelle che si fanno da anni senza problemi. Per un RSPP o un responsabile di magazzino la traduzione pratica è semplice: se un’operazione non compare nel documento di valutazione dei rischi, per l’organizzazione non esiste come rischio, e quindi nessuno la controlla. Il carico non fissato è l’ultimo anello; prima ci sono un piano mai redatto, una competenza mai individuata e una supervisione mai assegnata. Ma se l’errore è organizzativo,
come si arriva a una cifra a sette zeri?

Da 7,5 a 4 milioni: come si legge la sanzione, e come evitarla

La sanzione va letta insieme a due elementi: lo sconto per la dichiarazione di colpevolezza anticipata e le dimensioni dell’azienda. Senza quello sconto, la multa sarebbe partita da 7,5 milioni di sterline. Una cifra che ricorre: come ricostruisce un’analisi dello studio Ashfords sul caso Alton Towers, anche in quella vicenda i 7,5 milioni iniziali sono diventati 5 milioni grazie alla confessione di colpevolezza.

Poi c’è la scala dell’impresa, che nel sistema britannico incide sull’entità della pena. CEF non è un’officina di provincia: secondo i dati diffusi da Lincoln International, è il secondo grossista di materiale elettrico del Regno Unito, con la più ampia rete di distribuzione del settore, 400 punti vendita, oltre 3.500 dipendenti e ricavi attesi superiori a 800 milioni di sterline. Rapportata a questi numeri, la multa è pensata per farsi sentire anche in un bilancio di quelle dimensioni.

La parte costruttiva è che evitare un caso simile non richiede tecnologie particolari. Per chi gestisce aree di carico, i punti sono quattro: inserire nella valutazione dei rischi anche le operazioni abituali, non solo quelle eccezionali; redigere un piano di sollevamento per ogni movimentazione ricorrente con il carrello; affidare pianificazione e supervisione a una persona competente, con nome e responsabilità chiari; verificare il fissaggio del carico prima che il carrello si muova. Una domanda utile da portare in reparto domani mattina: quante operazioni di carico, nel vostro sito, si fanno da anni senza un piano scritto?

Nessun allarmismo: la lezione di Telford è che la prevenzione, qui, costa poco più di un documento fatto bene. Un piano di sollevamento, una persona competente che lo segue e un carico fissato valgono infinitamente meno di 4 milioni di sterline, e di una vita cambiata per sempre. Le operazioni di routine vanno trattate come se fosse la prima volta.

Elena Conti
Scritto da Elena Conti

Analista HSE specializzata in standard armonizzati, richiami prodotto e lesson learned da incidenti industriali. | Autore AI KronosWire