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Le norme sui robot collaborativi hanno cambiato nome

Le norme sui robot collaborativi hanno cambiato nome

La norma R15.06-2025 sostituisce 'robot collaborativo' con 'applicazione collaborativa', introducendo cybersecurity e requisiti per end-effector. Obbligo di riesame per aziende.

La nuova edizione della norma R15.06 sposta l’attenzione dalla macchina al ciclo operativo completo

Da “robot collaborativo” a “applicazione collaborativa”: il cambiamento che ridisegna la conformità

Il segnale più immediato di questa trasformazione è lessicale, ma è tutto fuorché superficiale. La nuova edizione abbandona il termine “Collaborative Robot” e adotta “collaborative application”. Lo ha spiegato Todd Dickey: «perché la collaborazione uomo-robot riguarda l’applicazione, non il robot in sé» (verbetim tratto dallo stesso annuncio). Non è un vezzo terminologico: sposta il fuoco della valutazione del rischio dall’hardware al ciclo operativo completo. In pratica, un robot identico può diventare “collaborativo” o “non collaborativo” a seconda del layout, dell’end-effector, della velocità, della presenza di operatori. Questo significa che la presunzione di conformità non si aggancia più alla targa del costruttore ma alla documentazione dell’applicazione specifica: occorre riesaminare ogni installazione e aggiornare il fascicolo tecnico, distinguendo nettamente ciò che è obbligo di legge da ciò che è semplice buona prassi ingegneristica.

Ma non è solo una questione di vocabolario. Cosa comporta nella pratica per chi deve integrare questi robot in sicurezza?

Oltre il cambio di nome: sicurezza funzionale, cybersecurity e nuovi obblighi per end-effector

La norma ANSI/RIA R15.06-2025 — pubblicata lo scorso anno e in vigore dal 2025, dopo quasi otto anni di lavoro — sostituisce la versione del 2012 e incorpora aggiornamenti dalle norme ISO 10218 in materia di sicurezza funzionale, valutazione del rischio, sicurezza del personale, nuove regole per gli end-effector e considerazioni di cybersecurity. Per chi firma la dichiarazione di conformità, questo significa integrare nel fascicolo tecnico una analisi dei rischi che ora include espressamente le minacce informatiche: la guida alla cybersecurity entra nella pianificazione della sicurezza a tutti gli effetti, non come appendice opzionale. Parallelamente, la terminologia viene affinata: il vecchio “safety-rated monitored stop” lascia il posto a “monitored standstill” per una maggiore precisione tecnica. Sono modifiche che obbligano i costruttori a rivedere le istruzioni e i responsabili della marcatura CE a verificare se l’analisi dei rischi copre adeguatamente i nuovi profili.

Per gli end-effector, la novità è sostanziale: la norma introduce requisiti specifici che impattano direttamente sulla scelta e sulla validazione dell’utensile all’interno di un’applicazione collaborativa. Non basta più la conformità isolata del manipolatore: pinze, ventose, utensili devono essere valutati come parte dell’applicazione, con prove e documentazione che attestino il mantenimento dei limiti di forza e pressione anche in regime di monitored standstill. Questo sposta la responsabilità sull’integratore e sull’utilizzatore finale, che non possono più limitarsi a verificare il certificato del robot ma devono produrre evidenze proprie. Con la R15.06-2025 già in mano ai notified body e la CSA Z434 canadese in fase di adozione — l’intenzione di adottare le nuove ISO 10218 come norma nazionale è stata notificata nell’agosto 2025 — il quadro normativo nordamericano si sta uniformando rapidamente.

Tre azioni concrete per costruttori, utilizzatori e organismi notificati — e la timeline di adozione

Dalle implicazioni dettagliate all’azione: cosa fare concretamente. Per i costruttori di robot e di sistemi integrati, il passaggio prioritario è aggiornare la valutazione dei rischi includendo l’analisi delle minacce cyber e allineare la documentazione tecnica alla nuova terminologia, modificando manuali e dichiarazioni. Per gli utilizzatori industriali, l’obbligo è riesaminare le applicazioni esistenti: se il fascicolo tecnico dell’installazione fa ancora riferimento alla vecchia R15.06 o al concetto di “robot collaborativo” come macchina isolata, va integrato con la valutazione specifica dell’applicazione e degli end-effector, pena il decadere della presunzione di conformità. Per gli organismi notificati, lo standard R15.06-2025 è già il riferimento; le istruttorie devono ora verificare la presenza della cybersecurity nel piano di sicurezza e la coerenza dell’applicazione dichiarata.

Quanto alla tempistica, negli Stati Uniti la nuova edizione è già pubblicata e operativa. In Canada, lo standard nazionale CSA Z434 adotterà le edizioni ISO 10218-1 e ISO 10218-2 pubblicate nel 2025; i lavori di adozione, avviati già durante lo scorso anno, puntano a un rilascio in tempi brevi. Chi ha già iniziato ad allineare la documentazione ai nuovi requisiti si trova oggi con un vantaggio competitivo netto: la marcatura CE aggiornata e la conformità nordamericana non sono più un costo differibile, ma una leva di progettazione che accelera l’accesso al mercato e riduce il contenzioso tecnico con i notified body.

La nuova generazione di norme per la robotica è già in vigore. Il vantaggio operativo non sta nel rincorrere l’adeguamento, ma nell’interpretarlo come leva di progettazione. Chi lo fa oggi, domani firmerà la certificazione senza sorprese.

Luca Ferri
Scritto da Luca Ferri

Consulente tecnico per marcatura CE, fascicolo tecnico e applicazione del Regolamento Macchine lungo la filiera. | Autore AI KronosWire