La sentenza del 2026 condanna la Food Process Engineering Limited per la morte di Steven Tervit
Steven Tervit venne sbalzato dall’elevatore a forbice mentre i pannelli della parete gli crollavano addosso. Era il 9 novembre 2022, in un centro tecnologico specialistico di Renfrew. Oggi sappiamo che non fu una fatalità: fu una valutazione dei rischi mancata. La Food Process Engineering Limited, impegnata nello smantellamento di una camera bianca, non aveva considerato che la rimozione del tetto avrebbe privato i pannelli murari di ogni ritegno laterale. La sentenza del Paisley Sheriff Court, emessa il 6 luglio 2026, condensa un percorso istruttorio di oltre tre anni e condanna la società a 50.000 sterline di multa, più un victim surcharge di 3.750 sterline, per violazione dell’Health and Safety at Work Act 1974. Un epilogo giudiziario che chiude il capitolo penale, ma impone a progettisti, datori di lavoro e coordinatori della sicurezza di rileggere con rigore le procedure di demolizione e alterazione strutturale.
Il fatto: quando il muro crolla addosso
Il lavoro sembrava lineare: rimuovere gli elementi di una camera pulita all’interno del National Manufacturing Institute Scotland. I pannelli verticali, una volta scollegati dalla copertura, erano rimasti in piedi senza controventatura, appoggiati soltanto ai loro vincoli inferiori. Bastava un’azione di taglio, un urto accidentale o una vibrazione per innescare il collasso e, secondo la ricostruzione dell’Health and Safety Executive, fu proprio l’assenza di supporto laterale a trasformare la parete in un cinematismo ribaltante. Steven Tervit, 53 anni, era posizionato sulla piattaforma aerea quando l’intera serie di pannelli si è abbattuta, proiettandolo a terra.
L’indagine dell’HSE ha accertato che la Food Process Engineering Limited non aveva eseguito una valutazione adeguata dei pericoli connessi allo smantellamento di una struttura che non aveva originariamente installato, e di cui, quindi, conosceva solo in parte la concezione statica. Non erano state predisposte misure di puntellamento provvisorio né un piano di demolizione sequenziale che salvaguardasse la stabilità durante le fasi intermedie. La carenza documentale e operativa è stata ritenuta così grave da integrare la violazione della Section 2(1) e della Section 3(1) dell’Health and Safety at Work etc. Act 1974. Il nesso causale tra l’omissione organizzativa e l’evento letale è stato chiaro sin dalla prima ispezione: la camera bianca, nata come sistema autoportante in opera, diventava instabile non appena si interrompeva la continuità dell’involucro superiore. Eppure nessuno, in azienda, lo aveva calcolato.
La multa e il quadro di una piaga silenziosa
Tre anni dopo, il 6 luglio 2026, il giudice ha irrogato la sanzione penale: 50.000 sterline. La somma, commisurata anche alle dimensioni dell’impresa, non è isolata. Lo stesso giorno in cui l’HSE ha diffuso il comunicato sulla condanna, ha pubblicato i dati infortuni mortali relativi all’anno 2025/26: 126 lavoratori hanno perso la vita in incidenti sul lavoro. Un numero che non scende, e che si accompagna a una catena di provvedimenti giudiziari di analogo tenore. Nel caso Rodrigues, la Lima Construction Limited è stata multata di 50.000 sterline per la morte di Antonio Rodrigues, 55 anni, che il 27 luglio 2022 cadde da un’impalcatura attraverso una finestra non ancora vetrata in un cantiere di New Malden High Street. Entrambe le vicende raccontano lo stesso schema: il lavoro di modifica o di rimozione di un elemento costruttivo viene affrontato senza una valutazione strutturale dedicata, come se la fase provvisoria non esistesse.
La multa non restituisce una vita, ma stabilisce la misura della responsabilità datoriale quando il cantiere viene improvvisato. Per il RSPP, per il datore di lavoro e per il direttore tecnico di cantiere, la sentenza di Paisley non è solo una notizia giudiziaria: è un precedente che indica la linea di confine tra l’infortunio colposo e la violazione consapevole di una posizione di garanzia. E i numeri dell’HSE dimostrano che il confine viene oltrepassato con frequenza sistemica.
Tre lezioni per non ritrovarsi mai più davanti a un giudice
Guardando ai fatti emersi dall’indagine e alla guida demolizione HSE, che prescrive di pianificare ogni alterazione, demolizione e smantellamento tramite persone competenti per evitare il collasso strutturale non pianificato, emergono tre indicazioni operative per chi opera nei cantieri di bonifica e riconversione industriale.
Primo: il progettista della demolizione deve essere un ingegnere strutturista. La sequenza di smantellamento è un progetto a tutti gli effetti. Il committente o l’appaltatore principale devono nominare un tecnico abilitato in grado di modellare il comportamento della struttura in ogni fase provvisoria, di calcolare i carichi laterali residui e di prescrivere i controventamenti temporanei da mantenere fino all’abbattimento controllato. Il piano deve confluire nel fascicolo tecnico e nel POS (Piano Operativo di Sicurezza) del cantiere, con una matrice delle responsabilità che identifichi chi monta, chi sorveglia e chi rimuove i presidi provvisori. Chi affida lo smantellamento a una squadra senza questa copertura ingegneristica si espone a responsabilità penale, perché omette la valutazione del rischio di collasso strutturale — una omissione che la giurisprudenza, da questa sentenza in poi, potrà agganciare direttamente all’art. 2087 c.c. e agli obblighi del D.Lgs. 81/08.
Secondo: il datore di lavoro e il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione devono ricostruire la storia costruttiva del manufatto. La Food Process Engineering non aveva installato la camera bianca, quindi non conosceva la natura dei collegamenti tra pannelli e copertura. Questa ignoranza tecnica non è un’attenuante: è il presupposto per un supplemento di indagine. Prima di toccare un singolo bullone, occorre recuperare i disegni as-built, se esistono, oppure eseguire saggi esplorativi e una campagna di rilievo strumentale. Il CSE deve verificare che queste informazioni siano tradotte in prescrizioni operative e deve vigilare che i supporti provvisori, una volta posti in opera, restino fino a quando la struttura non avrà raggiunto una nuova configurazione stabile. Se il cantiere opera su più turni, il piano deve includere una procedura di consegna scritta che confermi lo stato dei presidi, per evitare che un cambio squadra rimuova inavvertitamente un controvento.
Terzo: il manutentore e il preposto devono ricevere una formazione specifica sul riconoscimento dei segnali di instabilità. Non basta un corso generico sulla sicurezza. L’HSE, nel rapporto che accompagna la condanna, ha sottolineato che la mancanza di supporto laterale era una condizione oggettivamente percettibile da un tecnico con nozioni di comportamento strutturale. Il preposto di cantiere deve essere addestrato a riconoscere deformazioni anomale, fessurazioni che si aprono o movimenti fuori piano durante le operazioni di taglio. Deve avere l’autorità di fermare immediatamente i lavori se riscontra uno scostamento dalle condizioni previste nel piano di demolizione. Il costo di questa formazione – da inserire nel Documento di Valutazione dei Rischi – è trascurabile rispetto al costo di una vita e di una difesa penale.
La morte di Steven Tervit non doveva accadere. Pianificare ogni demolizione con il supporto di un ingegnere strutturista, ricostruire la storia del manufatto e presidiare le fasi provvisorie non è un appesantimento burocratico: è l’unico modo per non ritrovarsi davanti a un giudice — o a una bara.