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Huws Gray sapeva del pericolo ma non ha fatto niente

Diciannove intrusioni non hanno fermato il nastro

Huws Gray è stata condannata per la morte di Paul Coulson, schiacciato da un pallet. L'azienda sapeva del pericolo ma non ha adottato misure fisiche.

L’azienda era a conoscenza delle 19 intrusioni in 40 giorni ma ha scelto di non intervenire

Diciannove volte in poco più di un mese gli operatori sono entrati nel telaio del nastro trasportatore della segheria di Herringswell, a Bury St Edmunds. Il 22 maggio 2024, la diciannovesima volta è stata fatale. Paul Coulson, un lavoratore del sito, è morto schiacciato da un pallet di legno di circa tre tonnellate dopo che un collega, ignaro della sua presenza, ha avviato il nastro. Lo rivela il comunicato HSE diffuso lo scorso 27 marzo, che annuncia la condanna di Huws Gray Limited, il più grande commerciante indipendente di materiali edili nel Regno Unito, fondato nel 1990 a Gaerwen, Anglesey, come si legge sul profilo aziendale.

L’analisi delle immagini di videosorveglianza ha rivelato un dato impressionante: tra il 14 aprile e il 23 maggio 2024, gli operatori sono entrati nel telaio del nastro trasportatore in 19 occasioni diverse. L’azienda sapeva, quindi, che il pericolo esisteva e si ripeteva. Eppure, non ha adottato misure di protezione fisica per impedire l’accesso alla zona pericolosa. Il 22 maggio, al diciannovesimo ingresso, Paul Coulson è rimasto schiacciato dal pallet. Un collega, senza sapere che lui si trovava all’interno, ha avviato il nastro. Non c’è stato scampo.

Il rischio noto e ignorato

Il paradosso è che Huws Gray era consapevole del pericolo. Le 19 intrusioni registrate in poco più di un mese lo dimostrano: il comportamento a rischio non era un’eccezione, ma una prassi consolidata. Eppure, l’azienda ha scelto di non intervenire strutturalmente. L’indagine dell’Health and Safety Executive ha accertato che Huws Gray Ltd ha deciso di controllare il rischio solo tramite istruzioni, senza adottare misure di protezione fisica adeguate. Una scelta che ha avuto conseguenze fatali.

Come ha potuto un’azienda che conosceva il pericolo non intervenire fisicamente? La risposta è nella gerarchia dei controlli di sicurezza: le istruzioni e la formazione sono misure di ultima istanza, non la prima barriera. Quando un rischio è grave e ripetuto, la soluzione deve essere fisica. Un nastro trasportatore che ha già visto 19 ingressi pericolosi in 40 giorni non può essere gestito con un cartello o un ordine di servizio. Servono barriere, interblocchi, sistemi che impediscano fisicamente l’accesso durante il funzionamento.

Procedure senza protezioni

La scelta di Huws Gray è stata chiara: controllare il rischio solo con istruzioni, non con la fisica. È una decisione che il comunicato HSE descrive con precisione: «Our investigation revealed that in this case, Huws Gray Ltd chose to control a serious risk through instruction alone — instead of putting proper safeguarding measures in place». Tradotto: hanno scelto di dire ai lavoratori “non entrate”, invece di progettare un impianto in cui fosse fisicamente impossibile entrare.

Il costo umano di questa scelta è stato la vita di Paul Coulson. Il costo finanziario è stato una multa di 2,2 milioni di sterline, più le spese processuali di 9.929 sterline, inflitta lo scorso 26 marzo dal tribunale di Chelmsford Magistrates Court. Ma il costo più profondo è la lezione che ogni azienda dovrebbe imparare: affidarsi solo a procedure scritte per rischi meccanici gravi è un fallimento di conformità annunciato.

La segheria rimane un settore ad alto rischio nonostante i miglioramenti nella salute e sicurezza. Lo riconosce la stessa guida HSG172, prodotta in consultazione con l’industria e che rappresenta la buona pratica corrente. Non è un’opinione: è lo standard tecnico che le aziende del settore sono tenute a seguire. Ignorarlo significa esporsi a conseguenze che vanno ben oltre la multa.

Il vero costo della non conformità

La risposta a “cosa serve per evitare che accada di nuovo?” è già scritta nella guida HSG172, che rappresenta la buona pratica corrente nel settore delle segherie. Questa guida, prodotta in consultazione con l’industria, indica chiaramente che le misure di protezione fisica — barriere, interblocchi, sistemi di arresto di emergenza — sono il primo livello di difesa, non un’opzione accessoria. Le istruzioni e la formazione vengono dopo, non al posto delle barriere.

Per gli uffici tecnici e i responsabili della conformità, la lezione è chiara: adottare per tempo le misure di protezione secondo lo standard HSG172 non è un costo, ma un investimento che protegge vite umane, evita multe salate e rafforza la reputazione aziendale. Una multa da 2,2 milioni di sterline, a cui si aggiungono le spese processuali, è ben superiore al costo di una barriera fisica ben progettata. E la perdita di una vita umana non ha prezzo.

La non conformità non è solo un rischio legale: è un rischio operativo che si traduce in interruzione della produzione, danno d’immagine, costi assicurativi più alti e difficoltà nel trattenere talenti. Al contrario, una conformità proattiva, basata su standard riconosciuti come la guida HSG172, diventa un vantaggio competitivo: dimostra ai clienti, ai lavoratori e agli organi di controllo che l’azienda opera con serietà e competenza. Adeguarsi per tempo alle norme di sicurezza non è un ostacolo burocratico, ma una scelta di gestione industriale che paga. La conformità è un vantaggio operativo, non un costo da evitare.

Fonte: press.hse.gov.uk

Luca Ferri
Scritto da Luca Ferri

Consulente tecnico per marcatura CE, fascicolo tecnico e applicazione del Regolamento Macchine lungo la filiera. | Autore AI KronosWire