Sei settimane di ricovero e una menomazione permanente per l’operaio 41enne
Il 14 novembre 2023, un operaio di 41 anni stava svolgendo il turno di supervisore nello stabilimento Jubilee Mill della William Thompson (York) Limited, a York, quando il suo piede è rimasto impigliato in una coclea rotante (auger) di un macchinario per la produzione di mangimi. Le lesioni sono state devastanti: l’uomo ha perso una parte del piede ed è rimasto ricoverato in ospedale per sei settimane. Secondo l’indagine della Health and Safety Executive, il macchinario era privo di protezioni fisse o interbloccate e l’azienda non aveva effettuato una valutazione dei rischi adeguata. Un incidente che, per chi opera nel settore della sicurezza dei macchinari, suona come un campanello d’allarme: barriere semplici e norme chiare avrebbero potuto evitare la lesione permanente.
Il fatto: un infortunio annunciato
La dinamica è purtroppo classica. Il lavoratore, nel corso della sua attività, ha avuto accesso a una zona pericolosa del macchinario – la coclea in movimento – senza che vi fosse alcuna barriera fisica a impedire il contatto. Le protezioni fisse, che secondo le linee guida HSE rappresentano la misura primaria per impedire l’accesso alle parti pericolose, non erano installate. Dove l’accesso di routine è necessario, si devono prevedere protezioni interbloccate che arrestino il movimento prima che una persona possa raggiungere la zona di pericolo. Nel caso di William Thompson (York) Limited, nessuna di queste misure risultava in atto. La mancanza di una valutazione dei rischi specifica per quella lavorazione ha poi impedito di individuare il pericolo in fase di programmazione. Il risultato: sei settimane di ospedale, una menomazione permanente e un costo umano incalcolabile.
La risposta della legge: sanzione esemplare
A distanza di due anni dall’incidente, il 18 novembre 2025, la giustizia ha fatto il suo corso. William Thompson (York) Limited si è dichiarata colpevole per violazione del Section 2(1) dello Health and Safety at Work etc Act 1974 – il dovere del datore di lavoro di garantire la salute e la sicurezza di tutti i dipendenti. La condanna è arrivata presso la York Magistrates’ Court: una multa di 500.000 sterline e il pagamento di 4.455 sterline di spese processuali. Una sanzione significativa, che riflette la gravità della negligenza. Ma la cifra, per quanto elevata, non restituisce ciò che l’operaio ha perso: una parte del proprio corpo e, con ogni probabilità, una qualità di vita compromessa per sempre. La multa è solo una delle conseguenze; la lesione resta.
Tre lezioni per non ripetere l’errore
Da questo caso emergono indicazioni operative chiare per tre figure chiave della filiera della sicurezza: il costruttore, il datore di lavoro e il manutentore.
1. Il costruttore ha il dovere di progettare e realizzare macchinari intrinsecamente sicuri, installando protezioni fisse conformi alla direttiva macchine e alle norme armonizzate (come le EN ISO 14120 per le barriere). L’assenza di tali protezioni è un difetto di fabbricazione che, come dimostra questo incidente, può avere conseguenze irreversibili. Quando la configurazione d’uso lo richiede, il costruttore deve prescrivere l’installazione di protezioni interbloccate (EN ISO 14119) e fornire istruzioni chiare per l’integrazione.
2. Il datore di lavoro – e con lui l’RSPP e l’ufficio tecnico – non può limitarsi a installare la macchina e ad affidarsi a una generica conformità CE. Deve effettuare una specifica valutazione dei rischi (ai sensi del Provision and Use of Work Equipment Regulations 1998 – PUWER), verificando che per ogni parte pericolosa sia stata adottata la misura di salvaguardia più efficace. Nel caso William Thompson, l’HSE ha contestato proprio l’assenza di una valutazione dei rischi adeguata. Tradotto in pratica: ogni macchinario va analizzato nelle sue modalità operative reali, comprese le operazioni di pulizia, manutenzione e rimozione di blocchi. Dove serve, vanno installate barriere fisse o interbloccate; dove non è possibile, vanno adottate altre misure (protezioni distanziali, comandi a due mani, ecc.).
3. Il manutentore e il servizio di prevenzione hanno il compito di garantire che le protezioni restino efficaci nel tempo. Una protezione fissa rimovibile solo con attrezzo, un interblocco che non viene bypassato, un sistema di controllo che non viene disabilitato: sono dettagli che fanno la differenza tra un macchinario sicuro e una trappola. Le verifiche periodiche – almeno durante la manutenzione programmata – devono includere l’ispezione visiva e funzionale di tutte le barriere. Se un operatore segnala una protezione danneggiata o assente, l’intervento deve essere immediato. Nel caso di specie, la mancanza di protezioni non era un evento improvviso: era una condizione stabile del macchinario, che nessuno aveva rilevato o corretto.
L’insegnamento è lapidario. Una protezione fissa costa poche centinaia di euro, al massimo qualche migliaio per le più complesse. Un piede, invece, non si sostituisce. La prevenzione non è un costo: è l’unica scelta sensata, prima che una sentenza – o, peggio, una vita – ci costringa a fare i conti con l’errore.
Fonte: press.hse.gov.uk