Denunce a 600mila e mortali a 1.198: un segnale discusso dall’Inail all’Aquila.
Seicentomila denunce di infortunio nel 2025, l’1,2% in più rispetto al 2024. Nello stesso anno le denunce con esito mortale sono state 1.198, contro le 1.239 dell’anno precedente. Sono i due numeri che chi fa il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), chi progetta macchine o chi assiste un’impresa in un procedimento per infortunio riconosce subito: la gravità cala, la frequenza no. È su questo sfondo che, nei giorni scorsi, L’Aquila ha ospitato la Settimana europea della salute e sicurezza sul lavoro, nelle giornate del 20, 21 e 26 ottobre. Con l’ultimo appuntamento ormai alle spalle, la domanda utile è un’altra: che cosa portarsi in officina e in cantiere.
Meno morti, più denunce: il bilancio 2025 che fa da sfondo
I dati non sono una novità di queste settimane, ma restano la base da cui partire. Secondo INAIL, che li ha riportati nella relazione annuale presentata alla Camera, nel 2025 le denunce di infortunio complessive hanno raggiunto quota 600mila, in crescita dell’1,2% sul 2024. Le denunce mortali si sono attestate a 1.198, di cui 1.189 riferite a lavoratori e nove a studenti, con un calo del 3,3% rispetto alle 1.239 dell’anno prima.
Letti insieme, i due andamenti raccontano una dinamica precisa. Il dato sugli esiti mortali è un segnale positivo e va riconosciuto come tale. Quello sulle denunce complessive dice invece che gli eventi continuano ad accadere, e in numero maggiore. Per chi ragiona in termini di analisi del rischio, la lettura è immediata: se la gravità media scende ma la frequenza sale, qualcosa nella catena della prevenzione si è fermato prima del punto in cui l’evento si verifica. È la domanda che le giornate aquilane hanno provato a mettere al centro.
Bruxelles lancia, L’Aquila rilancia: com’è andata la Settimana europea
Il calendario europeo si è aperto lo scorso 13 ottobre a Bruxelles, presso la Commissione Europea, dove EU-OSHA, l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, ha lanciato l’iniziativa. Come ricostruito da l’approfondimento di Ipsoa sulla Settimana europea 2026, l’edizione di quest’anno si è svolta dal 19 al 24 ottobre.
La declinazione italiana ha avuto un proprio calendario. Le tre giornate all’Aquila sono state promosse dall’Inail in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e con il Comune dell’Aquila, Capitale italiana della cultura per il 2026. Il tema scelto è stato “Cultura ed economia della prevenzione”. Inail ha organizzato incontri su prevenzione, innovazione, scuola e sicurezza stradale, con il direttore generale e il presidente D’Ascenzo; all’evento ha partecipato anche la ministra del Lavoro Calderone. La scelta delle parole nel titolo non è neutra: accanto alla “cultura”, termine consueto in questi contesti, compare l'”economia” della prevenzione. Resta da capire che cosa significhi, in concreto, per chi progetta, gestisce e mantiene macchine e luoghi di lavoro.
Dalla cultura alla procedura: tre domande per chi lavora sul campo
Chiusi i convegni, il lavoro si sposta dalla sala al reparto. Che cosa cambia lunedì mattina? Senza aggiungere dati a quelli disponibili, il tema aquilano si può rileggere come tre verifiche operative, una per ciascuno dei soggetti che, a vario titolo, rispondono della sicurezza di un’attrezzatura o di un ambiente di lavoro.
La prima domanda riguarda il costruttore. Il filone dell’innovazione, affrontato all’Aquila, invita a chiedersi se le soluzioni tecniche adottate in progettazione riducano davvero l’esposizione al rischio o si limitino a contenerne le conseguenze. Una macchina che rende meno grave l’incidente è un progresso; una macchina che lo rende meno probabile lo è di più. Il dato 2025, con meno esiti mortali ma più denunce, suggerisce che il margine di miglioramento si trovi proprio sul fronte della frequenza. In termini pratici, l’ufficio tecnico può rileggere la propria analisi dei rischi chiedendosi quali scenari, pur non letali, si ripetono con maggiore regolarità nell’uso reale del prodotto, e se il progetto li intercetti.
La seconda domanda è per il datore di lavoro. Il filone della scuola e della formazione, che il programma aquilano ha messo accanto all’innovazione, ricorda che la prevenzione si costruisce prima dell’ingresso in reparto. Il dato dei nove studenti tra le denunce mortali del 2025 rende il tema meno astratto di quanto sembri. La verifica operativa è semplice da formulare e meno semplice da eseguire: la formazione erogata corrisponde alle mansioni effettivamente svolte, oppure resta generica? Qui l'”economia” della prevenzione si misura con onestà: formare in modo mirato costa più tempo e più risorse, ma ogni denuncia evitata è un costo che non si materializza, né per il lavoratore né per l’impresa.
La terza domanda riguarda il manutentore, figura spesso esposta proprio perché interviene su impianti fuori dal ciclo ordinario. La prevenzione, qui, prende la forma delle verifiche periodiche: sono programmate, documentate e realmente eseguite, o vengono rinviate quando la produzione preme? Anche il filone della sicurezza stradale, discusso all’Aquila, si inserisce in questa logica: per molte imprese il veicolo è un’attrezzatura di lavoro a tutti gli effetti, e la sua manutenzione rientra nella stessa catena di controlli.
Nessuna di queste tre domande richiede una norma nuova per essere posta. Richiede, piuttosto, che il tema di una settimana di incontri diventi una voce di processo. Il calo dei morti registrato nel 2025 è un risultato da consolidare, ma non basta se la frequenza degli infortuni continua a salire. La prevenzione diventa davvero “economia” quando il costruttore la mette nel progetto, il datore di lavoro nella formazione e il manutentore nelle verifiche periodiche: tutte operazioni che si fanno prima dell’evento, non dopo, e che decidono se il prossimo bilancio annuale conterà una denuncia in più o una in meno rispetto alle 600mila.