Il camper-ambulatorio della Croce Rossa offre screening gratuiti senza prenotazione, con materiali in lingua e undici giornate nel biennio 2026-2027
Lo scorso 12 settembre 2026, in Piazza Garibaldi a La Spezia, la terza giornata del progetto Salute on the Road – 2.0 ha portato la prevenzione fuori dagli sportelli e dentro la vita quotidiana della città. Non un presidio fisso, ma un camper-ambulatorio, un nutrizionista e materiali informativi in lingua per chi, di norma, resta ai margini dei servizi.
Un camper-ambulatorio in Piazza Garibaldi
Il progetto prevede l’utilizzo di un camper-ambulatorio della Croce Rossa, attrezzato per offrire screening sanitari gratuiti direttamente nei quartieri e nelle aree più periferiche, con accesso libero e senza necessità di prenotazione. La mattina di sabato 12 settembre, in Piazza Garibaldi, sono state effettuate visite e consulenze nutrizionali a cura di un nutrizionista, con l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza sull’importanza di una corretta alimentazione e di stili di vita sani.
Tra i materiali distribuiti c’era “Guida per una consapevole alimentazione – Mi proteggo mangiando”, realizzata dalla Direzione centrale prevenzione dell’Inail e pubblicata nella Collana salute e sicurezza: un diario in cinque tappe, pensato per aiutare a seguire un’alimentazione consapevole. Come nelle precedenti edizioni, il progetto ha coinvolto in particolare diversi lavoratori appartenenti alla comunità bengalese presente sul territorio, grazie alla disponibilità di materiali informativi in lingua, che hanno favorito l’accesso alle informazioni e il dialogo sui temi della salute e della sicurezza.
“La prevenzione è davvero efficace – dichiara Thea Romanò, direttrice territoriale Inail della Spezia – quando riesce a raggiungere le persone nei luoghi in cui vivono e lavorano, soprattutto quelle che possono incontrare maggiori difficoltà nell’accesso ai servizi e alle informazioni”.
Il doppio obiettivo: raggiungere gli invisibili e far emergere le malattie non denunciate
La scelta di portare un ambulatorio in piazza, invece di attendere che i lavoratori vadano in ambulatorio, risponde a una logica precisa. Il direttore della Sede Inail della Spezia Giovanni Lorenzini la descrive come un duplice obiettivo: “da un lato raggiungere lavoratori che altrimenti non avremmo occasione di incontrare per dare loro ‘pillole’ di prevenzione, dall’altro intercettare malattie professionali che altrimenti rimarrebbero potenzialmente non denunciate e sfuggirebbero alla tutela privilegiata invece prevista dal legislatore”.
Non si tratta di un episodio isolato. Secondo la Fondazione Carispezia, nel biennio 2026–2027 sono in programma in totale undici giornate di prevenzione, ciascuna dedicata a specifiche specialità mediche: controlli cardiologici, dermatologici, neurologici, nutrizionistici, pediatrici e audiometrici, oltre a una giornata dedicata alla prevenzione senologica con ecografie e mammografie in base all’età e alle indicazioni cliniche.
Il lavoro sul campo poggia inoltre su strumenti editoriali consolidati e su obblighi normativi. Un Factsheet dell’Inail contiene una rassegna di prodotti editoriali realizzati negli anni per sensibilizzare gli stranieri che lavorano in Italia sulla tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro. Tali prodotti possono essere impiegati sia a scopo informativo che formativo, alla luce di quanto prescritto dagli artt. 36 e 37 del decreto legislativo 81/2008 e successive modifiche nei confronti dei lavoratori immigrati. Il camper in piazza, in quest’ottica, non sostituisce gli obblighi datoriali: è un canale per farli arrivare dove l’accesso spontaneo è più debole.
Tre lezioni operative per chi organizza prevenzione
La giornata del 12 settembre non è un punto di arrivo, ma un modello replicabile. Tre indicazioni operative emergono con chiarezza.
Primo: organizzare la prevenzione nei luoghi di vita e di lavoro, non negli uffici. Il progetto spezzino funziona perché usa un camper-ambulatorio ad accesso libero e senza prenotazione, collocato in piazza, cioè dove le persone già sono. Per chi organizza un presidio, questo significa mappare quartieri, aree periferiche e punti di aggregazione, e portare lì le competenze sanitarie.
Secondo: la lingua è uno strumento di prevenzione. I materiali informativi in lingua per la comunità bengalese hanno favorito l’accesso alle informazioni e il dialogo. Per datori di lavoro e RSPP, i prodotti editoriali dell’Inail raccolti nel Factsheet possono essere impiegati sia a scopo informativo che formativo, coerentemente con gli artt. 36 e 37 del d.lgs. 81/2008: informare e formare un lavoratore straniero nella sua lingua non è un di più, ma un modo per non vanificare l’obbligo.
Terzo: non limitarsi a un solo screening, ma programmare un calendario. Le undici giornate previste nel biennio 2026–2027 coprono specialità diverse, dalla cardiologia alla dermatologia, dalla neurologia alla nutrizione, fino alla prevenzione senologica con ecografie e mammografie. Chi organizza prevenzione può riprendere questa logica: un presidio isolato ha meno impatto di un percorso continuo e differenziato.
L’impostazione non è nuova. Già nel 2024 la Croce Rossa Italiana aveva avviato Itinerari della Salute, un tour di prevenzione cardiovascolare con unità mobile che offre controlli gratuiti in diverse città italiane. La scelta non è casuale: le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte.
La prevenzione non è un adempimento: è una logistica. Portare competenze e strumenti dove le persone vivono e lavorano trasforma un opuscolo in un presidio. Chi organizza la prossima giornata ha già un modello da seguire.