Il calo italiano si inserisce in un rallentamento europeo più ampio, mentre la domanda mondiale si sposta verso l’Asia
Nel 2025 le fabbriche del mondo hanno installato oltre 600.000 nuovi robot industriali. Nello stesso anno l’Italia, secondo mercato europeo, si è fermata a circa 7.800 unità, l’11% in meno. Le due curve vanno in direzioni opposte, ed è questo il punto da cui parte il numero 13 del 2026 di “Fatti & Tendenze”, diffuso da UCIMU venerdì 30 ottobre e dedicato all’andamento del settore della robotica nel mondo nel 2025. Il documento è classificato come analisi economica e di mercato. È quindi un consuntivo dell’anno scorso, non una notizia dell’ultima ora, e proprio per questo serve a chi deve impostare i prossimi progetti di celle e linee robotizzate.
Cinque milioni di robot al lavoro: il quadro 2025
I numeri globali vanno attribuiti con precisione. Secondo l’IFR World Robotics 2026, ripreso nel comunicato della International Federation of Robotics, il parco operativo mondiale di robot industriali è cresciuto del 9% nel 2025 e ha raggiunto il record di 5 milioni di unità. Le installazioni annuali sono salite dell’11% e hanno superato le 600.000 unità. È la fotografia di un mercato che continua ad allargarsi su una base già ampia.
La crescita viene da lontano. Già nel 2024, sempre secondo l’IFR, erano stati installati 542.000 robot industriali, più del doppio rispetto a dieci anni prima. Resta da capire dove finiscono questi robot. La distribuzione del 2024 dava già la risposta: l’Asia assorbiva il 74% delle nuove installazioni, l’Europa il 16% e le Americhe il 9%.
Due curve opposte: la Cina accelera, l’Europa e l’Italia frenano
L’Europa parte da livelli elevati. Nel 2024 le installazioni nel continente erano scese dell’8%, a 85.000 unità, ma restavano il secondo valore più alto mai registrato. Dentro questo quadro l’Italia mostra una flessione che non si può più considerare episodica. Già nel 2024 il mercato italiano aveva perso il 16%, scendendo a 8.783 unità. Nel 2025 ha ceduto un altro 11% e si è attestato intorno alle 7.800 unità. Rimane il secondo mercato europeo, ma con due anni consecutivi di calo.
Anche gli altri Paesi europei hanno rallentato. Nel 2025 la Francia è tornata al terzo posto con quasi 4.500 unità, in calo dell’8%, davanti alla Spagna con circa 4.300 unità, in calo del 15%. La flessione italiana fa quindi parte di un rallentamento europeo più ampio, mentre il baricentro della domanda si sposta verso un concorrente che costruisce in proprio la maggior parte dei robot che installa. Per un costruttore o un integratore italiano la domanda va oltre i volumi: riguarda anche il posizionamento tecnico, cioè su cosa si sceglie di competere quando il mercato tornerà a crescere.
Il rallentamento come finestra: tre mosse prima della ripartenza
Cosa si può fare mentre il mercato italiano viaggia a volumi più bassi? Il dato non impone obblighi nuovi. Suggerisce però una scelta di metodo e di tempi, e conviene tenere distinte le due cose. Gli adempimenti che accompagnano ogni applicazione robotizzata restano gli stessi. Cambia la possibilità di affrontarli con meno pressione.
La prima mossa riguarda costruttori e integratori. Un carico di commesse più leggero libera ore di ufficio tecnico. È il momento per consolidare la progettazione delle applicazioni ricorrenti e riordinare la documentazione: fascicoli tecnici, analisi dei rischi delle celle più diffuse, schemi di integrazione riutilizzabili. Non è un obbligo aggiuntivo, ma una buona prassi che riduce i tempi di consegna quando gli ordini riprendono.
La seconda mossa riguarda gli utilizzatori. Chi prevede di automatizzare può pianificare adesso l’investimento: definire i requisiti, valutare il layout, coinvolgere per tempo l’integratore. Così evita di inseguire forniture e disponibilità quando la domanda tornerà a salire anche in Italia.
La terza mossa riguarda il rapporto con gli organismi di valutazione. Con volumi più bassi c’è più margine per un confronto tecnico anticipato sulle soluzioni più complesse. Discutere un’impostazione in fase di progetto costa meno che correggerla a cella installata.
I tempi li detta il mercato globale, che nel 2025 ha continuato a crescere a doppia cifra. Il calo italiano va letto con lucidità e senza allarmismo. Chi userà questa fase per mettere ordine in progetti, integrazioni e conformità arriverà alla ripresa con un vantaggio concreto, invece di doverla rincorrere.